Bisogna definire i limiti storici delle discussioni altrimenti quasi tutto diventa assimilabile alle chiacchiere da bar, senza un buon caffè peraltro.
La religione islamica è nata 622 anni dopo la nascita del Cristo, circa 3 secoli dopo che il cristianesimo era diventato la religione ufficiale del più vasto impero del mondo allora conosciuto, l’impero romano.
Non ci vuole molto per capire che l’islam presenta caratteristiche teologiche prese a prestito dalle due altre grandi religioni monoteiste, cristianesimo e ebraismo. Ma la religione ebraica è molto più antica delle altre due: il sincretismo non è certo una novità, non lo è per gli argomenti religiosi ne per quelli filosofici e ideologici. Si copia e si mistifica da sempre, il genere umano copia, include ed esclude, finge di inventare cose nuove spacciandole per originali e contemporaneamente prova a diffondere il nuovo verbo ovunque. Con le buone o con le cattive, tranne poche eccezioni.
All’interno delle dinamiche di quasi tutte le religioni ( ma islam e cristianesimo in massimo grado) nello scorrere del tempo sono nate non solo differenze ma dissidi profondi, scismi violenti e interpretazioni che sono arrivate molto lontano dalle posizioni originali del credo iniziale.
L’islam non ha un aspetto univoco come qualcuno vorrebbe far credere, non lo ha affatto. Basti pensare alle differenze tra sunniti e sciiti, alle persecuzioni nei confronti dei curdi, ai secoli di guerre e sangue scorso tra queste popolazioni apparentemente unite da un sacro vincolo di religione uguale. Il termine fratelli musulmani da questo punto di vista non ha nessun senso: spesso i fratelli si sono scannati a vicenda.
La religione cristiana non è da meno. Chi si professa oggi cristiano non dovrebbe dimenticare gli avvenimenti degli ultimi 1500 anni che la storia ci ha mostrato: eresie, roghi, squartamenti, crociate, protestanti, calvinisti, quaccheri etc etc. Un quadro praticamente sovrapponibile a quello musulmano.
Non è possibile sorvolare allegramente e per questioni di mera convenienza ideologica su come e quanto l’umanità in toto professi in fondo una sola religione, quella del potere e della violenza che ad esso serve per imporsi. Ma questo è un mio giudizio forse eccessivamente cinico e pessimistico legato a ciò che ho visto nei 70 anni della mia vita e da quello che ho ricavato da decenni di letture o riflessioni, per quanto sia convinto che certe cose sia di tutta evidenza e che nasconderle sia qualcosa di totalmente incomprensibile.
Tuttavia, per tornare alla questione iniziale su islam ed ebraismo, esistono tra le due religioni differenze importanti, talmente pregnanti da influire anche sui fatti che hanno riempito le cronache di questi ultimi anni, soprattutto di questo ultimo.
L’slam nasce nel 622 DC in Arabia a Yatrib con Maometto e una trentina di suoi seguaci, fortemente radicata nel luogo di origine per secoli ma poi diffusasi grandemente in tutta l’Africa settentrionale e il Medioriente. Oggi la diffusione è ancora maggiore, l’islam si espande in modo esponenziale ovunque in Europa e anche in estremo oriente, i suoi chiamiamoli fedeli sono più di 2 miliardi.
L’ebraismo ha un’origine antichissima, circa 4mila anni fa, distinta fondamentalmente in due periodi, quello antecedente il giudaismo ( 586 AC) e quello seguente ( giudaico fino al 70 dC). La sua storia affonda nei primordi della civiltà umana con i patriarchi Abramo, Giacobbe, Isacco e termina apparentemente con l’ebraismo rabbinico dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme in epoca romana nel 70 DC. Da allora ha inizio la diaspora del popolo ebreo che si spande ovunque nel mondo; dopo il 133 DC gli ebrei lasciano per sempre il territorio su cui oggi da decenni si combatte una guerra sanguinosa, la Palestina: la stessa terra su cui camminò Cristo e predicò la religione nuova e secondo i cristiani definitiva. Mi farebbe piacere che chi legge qui andasse a leggere in modo molto più approfondito di questo argomento, che invece di sparare slogans sciocchi e inutili, legati a una politica talmente mediocre e ignorante da essere vergognosa, si informasse decentemente. E parlasse poi. Ma temo che sia una utopia.
L’ebraismo si è diffuso ovunque nei secoli, in Europa e nelle Americhe, ma diffondendosi si è per così dire “adeguato” ai popoli e alle culture incontrate, intendo dire che gli ebrei sono europei e occidentali pur conservando ancora molte delle antiche radici religiose e tradizioni. Gli ebrei ovunque hanno dato molto alla scienza e all’arte occidentale, musica, pittura, letteratura, fisica, cinematografia lo dimostrano chiaramente. Nonostante ciò la storia, quella europea soprattutto, è piena di violenza e razzismo verso il popolo ebraico: la shoah voluta dal nazismo è solo l’esempio più famoso ma i pogrom in Russia, Polonia e altrove non possono essere dimenticati. La violenza e il sangue degli ebrei copre l’Europa da secoli, far finta di non vederlo è inconcepibile e non vi è altro da aggiungere.
L’islam è un blocco unico nonostante le differenze cui ho accennato prima: a parte le grandi differenze rispetto a cristianesimo e ebraismo nella gestione del credo, l’islam ha nella sua radicalità ideologica la sua più grande forza. E’ semplice, comodo ( per la parte maschile dell’Umanità) schematico, non si pone dubbi nei rapporti col potere politico per il semplice fatto che per esso la legge dello stato è esattamente quella religiosa. Si chiama sharia ed è ovunque diffusa ovunque l’islam sia presente. Essa prevede una serie di regole che devono essere applicate nella vita quotidiana a scanso di pene severe ( altro che ateismo o laicismo), i paesi musulmani hanno tutti una caratteristica comune, anzi due, sono teocratici e chiaramente imperialisti (l’occidente lo è in modo più subdolo). La storia parla chiaro, gli accordi veri con l’islam sono solo unidirezionali: ad esso ci si deve adeguare e la reciprocità non esiste. Il medioevo sembra sia passato invano, le crociate pure, i diritti civili sono solo muffa da miscredenti, il modo femminile…meglio non parlarne.
Gli ebrei che alla fine degli anni 40, dopo la seconda guerra mondiale, partorirono la brillante e romantica idea di ricreare il proprio stato in quella Palestina abbandonata 2mila anni prima fecero un grande errore di valutazione storico sociale. Le conseguenze sono adesso evidenti. Creare uno stato europeo a tutti gli effetti in una zona tutta islamica, una specie di avamposto occidentale completamente circondato dal’islam, esportare cultura e modi di vivere odierni in pieno medioevo era scontato che avrebbe provocato un conflitto infinito. Puoi discutere e cercare un accordo o un compromesso con interlocutori di linguaggio simile; non puoi ipotizzare il sogno “due popoli due stati” se hai di fronte chi ha un solo desiderio, cancellarti dalla carta geografica! A cosa e a chi serve anche in Europa nasconderselo? A cosa serve dimenticare che dalla violenza nasce solo altra violenza? Israele difende la sua esistenza attaccando e reagendo violentemente da decenni agli attacchi che gli vengono portati, uccide dopo essere stato ucciso, massacra dopo essere stato massacrato, non intenderà mai mezze misure poiché non si fida. L’antisionismo che sembrava defunto dopo la caduta del terzo reich e che rinasce più corposo e violento in questi anni, dà ragione allo stato ebraico e accusa tutti noi che cerchiamo disperatamente di restare fuori dalla battaglia. Il mio cupo pessimismo nasce dalla realtà dei fatti e dal timore incombente di un antico detto, crudo e sanguinoso. Muoia Sansone con tutti i Filistei e siamo tutti carne da macello, tutti schierati da qualche parte tranne che da quella dell’umanità che su questo pianeta non riesce a vivere se non sparandosi addosso.
sabato 28 febbraio 2026
giovedì 26 febbraio 2026
MATRAXIA-
Scrivere di Agrigento, scrivere nel suo caos non mi sta facendo particolarmente bene; sento che sto scrivendo di me ed avrei voluto descrivermi diverso, meno disastrato, sta facendo riemergere dentro la mia memoria figure ed atteggiamenti di un’altra mia vita. Tornano a delinearsi volti così lontani da declinare un’altra appartenenza, ma io mi sforzo, se pazzia deve essere che sia almeno lucida.
La signorina Matraxia mi amò, in un tempo lontano ed io amai il suo essere schiva e proibita; mi ripetevo, di tanto in tanto, più il suo cognome che il suo nome, quel suono così greco e deciso. Giulia Matraxia, mi accorsi di amare più il tuo muoverti altero che il sapore della tua bocca, e quindi ti lasciai. La settimana prima della nostra “fine”, guardandoci negli occhi, parlammo di tutto il resto che era come parlare di noi: ricordo bene la sensazione di galleggiamento instabile che tuttavia pareva piacere ad entrambi. Eri molto colta Giulia, fra le tue frequentazioni anche i personaggi importanti e le loro fisime; il libro che avevi fra le mani era di Pirandello, i quaderni di Serafino Gubbio operatore, non si trattava certo di un’opera erotica né tantomeno sentimentale; giocavamo Giulia, scherzavamo con fuoco nell’intento di bruciarci. “Nessuno se n’accorge, o mostra di accorgersene, forse per il bisogno che è in tutti di trarre momentaneamente un respiro di sollievo dicendo che, ad ogni modo, il forte è passato. Dobbiamo, vogliamo rassettare un po’, alla meglio, noi stessi e anche tutte le cose che ci stanno attorno, investite dal turbine della pazzia; perché rimasto non solo in tutti noi, ma pur nella stanza, negli oggetti stessi della stanza, quasi un attonimento di stupore, un’incertezza strana nell’apparenza delle cose, come un’aria di alienazione, sospesa e diffusa…” PIRANDELLO- Quaderni di Serafino Gubbio operatore.
Tornare oggi ad Agrigento è una scelta voluta, la volontà di dare un senso ai miei anni perduti, un tentativo di colmare l’inquietudine che serpeggia ovunque. C’è un luogo, nascosto nella parte più alta della città dove si apriva una porta che non guardava il mare: Pirandello la chiamava Bar-er-rijah (porta dei venti) che poi è diventata in dialetto Bibbirria, il luogo era ed è rimasto la parte più povera e nascosta della città, sorvegliato dal palazzo arcivescovile, dalla cattedrale e da un Seminario così cupo da sembrare più una prigione che un luogo di studi. Guardarla ora mi lascia solo un senso di vuoto, persino Giulia appare lontanissima e sbiadita; meglio volgere lo sguardo alla costa vicina e al mare, stampato sullo sfondo come una pennellata di celeste rettilineo. E quindi dico io adesso godiamoci questo presente e il futuro che ne verrà, qualcosa si dovrà pur fare, qualcosa si dovrà pur scrivere e su molte cose dovremmo almeno riflettere.
Tornare oggi ad Agrigento è una scelta voluta, la volontà di dare un senso ai miei anni perduti, un tentativo di colmare l’inquietudine che serpeggia ovunque. C’è un luogo, nascosto nella parte più alta della città dove si apriva una porta che non guardava il mare: Pirandello la chiamava Bar-er-rijah (porta dei venti) che poi è diventata in dialetto Bibbirria, il luogo era ed è rimasto la parte più povera e nascosta della città, sorvegliato dal palazzo arcivescovile, dalla cattedrale e da un Seminario così cupo da sembrare più una prigione che un luogo di studi. Guardarla ora mi lascia solo un senso di vuoto, persino Giulia appare lontanissima e sbiadita; meglio volgere lo sguardo alla costa vicina e al mare, stampato sullo sfondo come una pennellata di celeste rettilineo. E quindi dico io adesso godiamoci questo presente e il futuro che ne verrà, qualcosa si dovrà pur fare, qualcosa si dovrà pur scrivere e su molte cose dovremmo almeno riflettere.
Al Caos non intendo tornare: troppi ricordi e troppo pungenti, non servirebbe, rivedere il pino scheletrito accanto all’urna murata che contiene le ceneri dello scrittore mi farebbe sentire già finito. Ritengo di essere stato abbastanza fortunato: la signorina Matraxia mi disse addio con un sorriso (fu l’unica) e mia madre ha ancora la forza di ridere dei miei tentennamenti. Mi lascerò alle spalle Agrigento, attraverserò la valle, i templi color miele e,raggiunta la costa, andrò verso occidente e verso il sole che stasera mi racconta storie che possono avere ancora un futuro, anche qui, anche in quest’isola, anche per me.
martedì 24 febbraio 2026
NUMERO CIVICO 28 -
Infilò la chiave nella toppa senza alcuna esitazione, aveva esitato abbastanza nelle ore precedenti. Il palazzo lo conosceva bene, anche troppo, non ci entrava da quasi un anno, cioè dalla morte di sua madre; ogni tanto uno sguardo alla facciata passandoci davanti con la macchina quasi fosse un gioco, sciocco o macabro non si era mai risolto a definirlo.
- Dottore deve farmi un inventario delle cose presenti nell’appartamento mi scusi, serve per avviare le pratiche di successione, lo sa.
- Lo so
- Quindi se non le dispiace visto che le feste sono finite e anche la befana è trascorsa…
- Quale befana?
- L’epifania dottore, l’epifania
- Ah, la manifestazione intende, la rivelazione
- Come scusi? Lo sapeva perfettamente, in certi momenti era assente, con i suoi pensieri ciondolanti in un altrove personale di cui non importava mai niente a nessuno. Nemmeno a sua madre? Beh forse a lei qualcosa importava ma lei sapeva prenderlo, almeno fino a qualche anno prima. Quanti?
- Dottore perdoni, mi ascolta? L’inventario le dicevo che ne ho bisogno per…
- D’accordo. Ci vado domani e le faccio sapere. Click!
Perché era sempre così brusco in certe situazioni e così incerto in altre? Non dipendeva dall’importanza obiettiva dell’argomento ma dal suo sentire intimo. Che non conosceva nessuno. Così era diventato da tempo un uomo strano e insopportabile tout court, imprevedibile o troppo scontato in certe sue alzate di testa senza “validi e comprensibili” motivi. Nulla era cambiato nelle stanze della sua adolescenza e in quelle dell’appartamento che stava visitando e questo non gli piaceva. Avrebbe dovuto sentirsi in qualche modo confortato, protetto da solidi principi radicati nel tempo ma non era così. La sua vita aveva preso una direzione diversa appena entrato nella prima giovinezza, allo scambio ferroviario l’addetto forse stava pensando ad altro, forse lo aveva fatto apposta ma il suo treno era finito su un’altra tratta. Accese la luce, le dita arrivarono subito dove dovevano: se ne meravigliò. Si stupiva sempre dell’automatismo di alcuni gesti suoi quasi non gli appartenessero o gli raccontassero di un altro uomo e di un’altra vita. Dal corridoio passò davanti alla cucina senza degnarla di uno sguardo, la sua stanza di ragazzo era poco oltre, il santuario delle cose perdute si trovava appena pochi metri più in là. Aveva paura di entrarvi, il motivo della sua assenza in quell’anno ormai trascorso era proprio la paura di rivedersi. E non piacersi.
- Lasci sempre la luce accesa. Possibile che debba ricordartelo ogni volta?
- Ah, sì scusami
- Ceni con noi stasera?
- No mamma, ho già un impegno ma domani sono qua sicuro.
Doveva mitigare la delusione che aveva visto spandersi sul viso della donna. Lei gli si avvicinò leggera e gli passò una carezza sulla spalla, faceva sempre così: una rassegnazione contenuta dentro un breve alito di speranza. C’era ancora forte la traccia di sua madre disegnata tra il corridoio e il salotto, tra la sua adolescenza e il resto. Dopo aver attraversato il confine del distacco la traccia restava, a volte lo segnava senza nessun preavviso, senza nessuna clemenza. E lui si sentiva a disagio, come per non aver ammesso una colpa segreta, un gesto che avrebbe potuto fare facilmente ma non aveva mai compiuto. Come mai i suoi passi nell’appartamento non facevano rumore? Chi era entrato per l’inventario aveva probabilmente sbagliato indirizzo, nell’interno num. 28 solo bilanci esistenziali di un figlio rimasto a metà. Avere la testa piena di voci chiare in un silenzio crudo e freddo lo spinse a rifugiarsi in salotto: girò lo sguardo attorno e comprese in quel momento che non sarebbe mai stato in grado di fare alcun inventario.
- Desideravi che mi sposassi
- No desideravo fossi completato perché tu da solo…
- Ci ho provato mamma
Partendo da presupposti completamente sbagliati – lo diceva con una dolcezza mai più trovata.
- Non serve rimescolare vecchie cose
- Forse hai ragione ma noi andremo via un giorno, riuscirai ad entrare qui con equilibrio diverso?
La domanda non aveva mai avuto risposta degna, era in ascolto come allora, come sempre. Era solo in quell’abisso, solo in quella casa, solo in quella vita. L’unica che aveva o si era costruito. Si stava concependo come un’ombra, una sorta di suicidio scontato senza spettatori. Non sopportava più gli inviti ad equilibrio, compostezza, misura, solidarietà, civiltà…amore. Gli avevano spiegato il meccanismo infinite volte ma era tardi, troppo tardi: nessun interlocutore, nessuna analisi, nessuna comprensione, salotto vuoto, corridoio spento, cucina vuota, il suo nido abbandonato per sempre al numero civico 28. Alzarsi e scivolare in silenzio tra la sua vita, guidare la sua ombra fino all’uscio era il consueto automatismo, funzionava benissimo: abbassare la maniglia, infilare la chiave nella toppa, girarla per tre volte, girarsi. Scendere le scale. La fuga era iniziata.
domenica 22 febbraio 2026
IN CORO -
La stanchezza è il segno della mia permanenza qui, una condizione rinvigorita ogni volta che sfoglio le pagine virtuali dopo aver abbandonato per la stessa ragione quelle cartacee.
Il web ribadisce la stessa uniformità di atteggiamenti culturali e mentali dei media ufficiali e il medesimo ostracismo per coloro che sono fuori da QUEL CORO in specie. C’è un silenzio (inconsapevole?) che aleggia sul ronzio diffuso di questa gran macchina che si è messa in moto da una ventina d’anni; internet docet, il nuovo libro sacro figlio della gran madre comunicazione imperversa sui nostri sensi. Il ronzio copre l’enorme massa di utenti, li ipnotizza e li seduce: infine su qualsiasi argomento diciamo tutti la medesima cosa. E’ la nostra felicità, il nostro rifugio e la nostra difesa dal cancro del dubbio. Nonostante l’immanenza di alcune problematiche e la loro continua presenza nel nostro orizzonte comunicativo e culturale io non leggo mai un’analisi seria sulle differenze culturali in divenire tra islam e cristianesimo per esempio. Non leggo mai un riflessione attenta sulla condizione femminile nella gran parte dei paesi musulmani riguardo a istruzione, sanità, diritti civili, famiglia etc etc. Non leggo mai di attentati, armi e sangue con il loro codazzo di insulse giustificazioni, a causa di blogger che mettono il Papa all’indice in prima pagina sui loro blog, di prese di posizioni dure e violente per le centinaia di fedeli cristiani massacrati in Africa o di buddisti uccisi dal governo cinese in Tibet.
Sono certo che anche voi leggete di altro. Il banner con la scritta “Cave Papam” è scomparso definitivamente dall’ascesa al soglio pontificio di Francesco I e le attenzioni sono semmai puntate sul nuovo corso ideologico- teologico del Vaticano: non c’era da secoli una benevolenza così forte nei confronti di una fede che non fosse quella islamica. Però in un simile idilliaco contesto un regista in Olanda (la civilissima e libera Olanda) può essere scannato per strada a causa di un film sulla schiavitù femminile nell’islam, l’ambiente intellettuale di una sinistra dominante in campo culturale non fiata sull’abominevole condizione sociale della donna nei paesi a prevalenza musulmana. Tutti zitti, defilati e silenziosi oppure pronti a giustificare in mille modi questo tipo di situazioni. Tutti e tutti i più intelligenti e progressisti, tutti quelli e quelle che per decenni hanno fatto in Europa un chiasso inimmaginabile contro il Vaticano, i preti, il cattolicesimo, la Fallaci. Pare che gli unici orribili testimoni di un maschilismo schifoso e criminale siano rimasti gli europei post- cristiani (perché il cristianesimo sta scomparendo se non lo avete capito); per tutti gli altri sono pronte decine di perfette giustificazioni etnico sociali, approfondite analisi storiche per le quali e con le quali la condizione femminile nell’Islam non è poi tanto peggiore da altre simili sul pianeta! Un applauso a questo escamotage è il minimo.
Ma io credo che un rogo è un rogo, una lapidazione è una lapidazione, l’impossibilità di adire a una scuola ad un medico per una ragazza, l’obbligo di vestirsi in un certo modo, di non poter uscire se non accompagnata da uno stretto congiunto, la sottomissione insomma completa alla figura maschile di riferimento, siano questioni che attengono ad un solo ineludibile concetto: la schiavitù! La libertà di leggere e informarsi senza rischi per la propria incolumità non ha un colore politico e non può averne neppure uno religioso, non in occidente dove da secoli si consuma lo scontro tra laicismo e religione. Certo i fatti di Charlie Hebdo hanno una valenza particolare, in essi il germe della mancata misura e del rispetto vi ha preso piede ma la stessa ferocia sarcastica nei confronti del cristianesimo in generale e dei suoi rappresentanti non mi risulta che abbia mai indotto nessuno a commettere stragi. Come potremmo analizzare la cosa? I musulmani hanno una fede più vera? Hanno un dogmatismo naturalmente portato verso estremismi cruenti? I cristiani sono solo degli ipocriti o, nel migliore dei casi, delle semplici animelle? Personalmente invece di ascoltare o leggere le improbabili minchiate del rappresentante dell’islam di turno vorrei vedere un confronto aperto con un cardinale o un teologo cristiano.
Mi farebbe piacere ascoltare l’opinione schietta di una donna di sinistra magari con una storia di femminismo e liberazione femminile alle spalle su questi argomenti. Utopie, solo desideri incompiuti, i media suonano tutti la stessa musica. E dopo aver ascoltato la sua opinione vorrei osservarne i gesti conseguenti. Una donna occidentale non può in alcun modo favorire il diffondersi della cultura islamica sulla sua terra, è una cosa folle e senza senso che contraddice alla dignità sia personale che di genere. Una donna occidentale può benissimo criticare aspramente i libri della Fallaci ma non può seguire il sentiero che la conduce al suo annullamento come essere umano per ridurla solo a oggetto di piacere riproduttivo.
A me sembra un discorso di una chiarezza disarmante…evidentemente mi sbaglio. Non mi nascondo che la mia possa ritenersi un’idiosincrasia o un blocco mentale ma devo comunque tenerne conto perché a tutt’oggi l’atteggiamento dell‘islam nei confronti della cultura generalmente intesa (letteratura – musica – pittura – etc etc) non l’ho mai digerito. Lo stesso dicasi per quello sul mondo femminile. Non sono mai stato l’uomo che è capace di sorvolare nell’ambito di “più ampie e nobili prospettive”, nelle assemblee e nelle discussioni di una vita non digerisco la propaganda, l’ideologia pelosa e fine a se stessa, le adunate oceaniche e i trend di stagione. Amo il confronto senza remore e la reciprocità. Quest’ultima alla fine è diventata un handicap insormontabile per abbracciare in toto le idee che la sinistra in generale porta avanti da 30 anni nel mondo.
Non mi è possibile leggere o ascoltare discorsi sul confronto o scontro di civiltà provenire da pulpiti capziosi e scorretti intellettualmente; non posso più ascoltare la negazione di fatti evidenti o della logica più banale. Io NON amo la cultura occidentale che mi ha generato con i paraocchi e so bene quanti roghi si sono accesi nel vecchio continente dal medioevo in poi: io non voglio ritornare a quella stagione dell’umanità, voglio leggere tutto e di tutto, voglio continuare ad ascoltare la musica del vecchio e del nuovo continente, voglio ammirare senza vergogna i maestri del rinascimento italiano, commuovermi davanti ad un Tiziano o un Raffaello o un Caravaggio o davanti ad un cupola del Bernini. Voglio che il frutto dell’intelletto umano che ha prosperato e si è diffuso su questo mondo continui ad illuminarlo e non accetterò mai per convenienza politica o ideologica il mercimonio e la sudditanza nei confronti di altre culture. Io rispetto non per patito preso ma per analisi e riflessione. La convenienza non ha mai fatto per me sui blog e fuori.
venerdì 20 febbraio 2026
POESIA DI UNA RIGA
Poesia
di una riga
scorciatoia
per un paradiso senza rate
posizione
certa
del
mio vivere incerto.
Mi
avvito senza fretta
e
sono già dentro il sogno
il
cuore dentro e gli occhi fuori
a
scrutare il fastidio e la mancanza
le
buone maniere
e
il mio definitivo commiato.
mercoledì 18 febbraio 2026
LUCIO AD MEMORIAM 15 ANNI DOPO – Dedicato alla morte indotta di Lucio Magri
Io non potrei farlo, mi manca il denaro. Se volessi chiudere i rapporti con questa vita piena solo di delusioni e sconfitte intellettuali e ideologiche, se volessi smettere di sopportare ogni giorno il dolore oscuro e immanente della mancanza di amore e sesso, NON POTREI FARLO. Non come ha fatto lui. Ma mi domando: solo davanti ad un precipizio o a un tubo del gas, oppure davanti alla bocca di una pistola noleggiata con gli ultimi spiccioli, avrei poi il coraggio di farlo? Oppure preferirei glissare adducendo la scusa che “bisogna lottare e non arrendersi mai” bisogna “credere e aver fede” che la vita è bella ed è “un dono”. Ammesso che siano scuse. Ho conosciuto decine di depressi/e nella mia vita, decine di esseri inchiodati ad una vita misera e senza luce, molti anche più giovani di lui: ho sentito il fiato gelido dell’inutilità delle idee e dei sogni sfiorarmi il viso…lo sento anche adesso mentre batto queste righe. Basterebbe prendere il laccio emostatico che ho sul ripiano, una siringa da 5cc di quelle che uso per le irrigazioni canalari e trovare con facilità la mia radiale superiore. Una specie di casa della morte fai da te. Questo post potrebbe essere un buon epitaffio, forse addirittura preferibile alle sue lettere agli amici perchè più correttamente impersonale e anaffettivo. Con una serie di pillole di potenza crescente in una bella stanza pulita con vista lago in Svizzera e i mille imbrogli burocratici già risolti dalla ditta specializzata è molto più facile. Sei meno solo! Ma non ho il coraggio di farlo in modo artigianale. Non riesco a liberarmi dall’idea dei miei ragazzi e del pessimo esempio che lascerei loro contraddicendo a tutta l’educazione sociale civile che gli ho dato. Non riesco a reggere all’idea della mia compagna tradita in modo definitivo e inappellabile, alla sua disperazione per i piccoli teneri e pochi gesti di tenerezza che ancora riusciamo a scambiarci. Io non sono lui.
PS: Non riesco ad accettare la superficialità dogmatica con la quale si straparla di testamenti biologici, diritto alla morte, cliniche per l'eutanasia et etc..
lunedì 16 febbraio 2026
FOEMINAE -
Tutti si dicono slegati e infastiditi dalle ricorrenze “per forza”, dalle feste inutili e convenzionali che non ossequiano e non premiano altri che i ristoratori o i fiorai: vale per la festa del papà e per quella della mamma, vale ancora di più per quella delle donne. In Sicilia ho capito alcune cose importanti e altre le ho definitivamente eliminate dal mio bagaglio esistenziale. Le idee e le sensazioni cresciute con me negli anni dell’adolescenza in sella ai pedali di una bicicletta tra i filari di pioppi della bassa padana sono diventate forti e chiare dopo aver riattraversato lo stretto. Ho amato, profondamente e senza alcun ricambio: è l’unico modo per diventare uomini.
Comprendere ad un certo punto della propria esistenza che ognuno è solo e che la fragranza di una donna è solo un meraviglioso dono fugace e non prevede appartenenze di sorta. Una ragazza è solo sua, mai apparterrà a nessuno: il legame sessuale è solo una parentesi che ha un senso in una dimensione di libertà. Le donne non ci appartengono perché dividono un coito con noi, questa è un’idea che dalle mie parti è giunta tardi ostacolata dai profumi d’oriente. Le donne sono l’umanità, il tramite unico per il nostro restare su questo pianeta, il nostro unico futuro biologico; fuori da questo contesto non hanno sesso e restano esseri come tutti, intelligenti o stupidi, interlocutori reali, squisiti archetipi a volte di quanto di più alto e nobile l’umanità possieda e insieme assioma funesto di bassezze e crudeltà senza fine. Esseri umani con diritti e doveri come tutti dovremmo averne. Le curve sinuose con cui esse disegnano il loro cammino sulle nostre strade sono una provocazione continua alla nostra intelligenza mal costruita, l’occasione, spesso fallita per molti di noi, per superare d’intuito l’aspetto esteriore delle cose e amare veramente l’essenza. Le donne sono una magia che di volta in volta molti di noi sciupano accontentandosi di mediocri spettacoli di prestigio: in verità temiamo il grande incantamento e il senso di perdizione che esso porta con sé.
Così stupriamo invece di amare, limitiamo invece di liberare, ci comportiamo da maschi e abbiamo solo femmine mentre dovremmo essere uomini e confrontarci con le donne. Pensavo queste cose confusamente a sedici anni dentro un liceo o passeggiando in piazza del Duomo a Milano, sono diventate chiare con un diamante ormai volgendo lo sguardo sul golfo di Palermo in un giorno d’inverno, attendendo l’ennesima primavera.
sabato 14 febbraio 2026
LA MALINCONIA DEL FALLIMENTO -
Ho detto sempre che scrivo in modo veritiero, l’ho affermato con forza ma talvolta non ho raccontato tutta la verità, non ne ho avuto il coraggio. La solitudine assoluta del mio pensiero si riflette nella mia vita e nei miei rapporti sociali, scrivere fino in fondo l’ho percepito come una esclusione definitiva dal “resto”. Ne ho avuto paura.
Tutto il blog, tutti i miei blog in questi anni sono vissuti sotto questo timore sottile, la ragione profonda dei miei atteggiamenti in rete nasce da lì. Vedo di tanto in tanto nuovi lettori di queste pagine, ne provo un gran piacere ma dura poco, immediatamente dopo penso cosa mai troveranno qui. Credono che io sia altro probabilmente, immaginano un blogger diverso da quest’uomo che stasera batte caratteri sulla tastiera. Quando scrivo o leggo, le righe sono qualcosa di vivo e reale, sono un’avventura che ti attraversa e infine, come l’amore, le amicizie, i dolori e gli affetti, come ogni cosa ti logora e ti stanca. In realtà la colpa è mia perché vedo e immagino ciò che è scritto come inattaccabile, allo stesso modo in cui sogno e vorrei che fossero certi sentimenti: non toccati dalla miseria della vita che ci segue passo passo anche se, a ben vedere, è proprio tale condizione spesso ad essere il loro nutrimento.
Voi non potete immaginare quanto siano luminosi i miei sogni ad occhi aperti: diventano una specie di oasi, un porto franco che mi difende da tutto e tutti. Nella mia stanchezza è la solitudine e, al tempo stesso, la necessità di difenderla perché resta l’unico modo di proteggere il mio diritto alla individualità. Complicato? Eccessivo? Di fatto sempre più spesso non mi riconosco, nemmeno nella comunicazione che tento di avere col resto del mondo; io so perfettamente che chi scrive ha un solo modo per sapere se ci sia altro al di là della sua visione: avere un lettore, un lettore che lo estragga dalla moltitudine della solitudine e renda concreta la sua individualità. Ed è appunto qui che crolla tutto il mio castello di belle idee: io non mi adeguo e non capisco. Non accetto il comodo di adagiarmi sul mondo virtuale che mi circonda, la mia essenza intellettuale fà capolino ogni tanto e poi si richiude spaurita o schifata da ciò che avverte. Non ho praticamente nulla in comune con la totalità delle cose che mostrate di voi: ideologia di fondo, senso della vita, religiosità, storia, divenire, il prima e il dopo. Niente in comune… ma al di là del vostro esserci non c'è altro, non ho altro, il mio modo è solo mio non ci sono interlocutori adeguati altrove ma solo esseri rozzi e crudeli, ignoranti di tutto, un universo cui non apparterrò mai: se non posso concedermi a voi non posso farlo a maggior ragione con loro. Si può continuare ad esistere pur senza riconoscersi nel territorio dove vivi? Se sai per certo e assoluto che è la terra che gira intorno al sole come fai a vivere dentro una girandola di opinioni geocentriche? Così trasferisco nell’anticamera dell’opinabile concetti digeriti decine di volte e mi impongo di andare a leggere breviari di altre religioni. Mi piace conoscere nuove cose, nuove persone. Amo tutto questo, me ne innamoro e lo amo profondamente… ma non amo le tendenze, le mode costruite per far passare il tempo: mi sento relativamente a mio agio solo fra quelle che per un motivo o per un altro conosco da tempo.
In realtà comunico con una certa difficoltà (non prendetela per una bestemmia!) e solo con chi è abituato al difetto di questo mio lento modo d’ascolto e fondamentalmente se ne frega di apparire ad ogni costo. Penso sempre che se è indulgente con me lo sarà anche con la vita e col prossimo… ma anche questa è una cosa a metà vista la scarsa sopportazione che ho con me stesso. Però vi chiedo e mi chiedo: dovrei rinunciare alla mia visione delle cose solo perchè è più scomoda e meno “adeguata” ai tempi, perché i miei interrogativi e la mia storia sono scritti altrove? Io arranco quotidianamente dietro le contraddizioni della mia esistenza e del mio scrivere, dietro la solitudine che non è né brutta né bella ma solo una mantide. Una creatura che si nutre di ciò che gli è simile, ma che, per vivere, deve trasformarlo in altro e quest’altro in qualche modo mi sfugge, ed è così che scrivere assume la stessa ambiguità di una solitudine in cui non si è più se stessi. E questo è proprio il massimo della beffa. Ho la malinconia del fallimento, anche ora in questo momento ma continuerò a cercare: invidio la sicurezza di alcuni di voi, la fede incrollabile. Per me raccontare e raccontarmi è un sentimento delicato. A volte ho paura di sciuparlo.
giovedì 12 febbraio 2026
SUSPICIOUS MIND
Non mi piace il tipo di comunicazione dei social ma forse non mi piacciono la gran parte di coloro che li abitano! Non mi piaccio nemmeno io quando mi relaziono con essi (quasi mai). Questo non è un semplice diario privato, non dovrebbe esserlo, non è il veicolo per esternare urbi et orbi convinzioni-assiomi non sostenute in genere da niente altro che la propria crassa e arrogante ignoranza. Non so più cosa sia una scrittura in ambiente virtuale, è un vero dramma ogni volta che apro queste pagine perchè mi pare che invece voi tutti abbiate le idee molto più chiare delle mie, ma so bene cosa e come sono io: un vecchio borghese alfabetizzato, solitario e scontroso che ha deciso di tornare al vecchio cartaceo luogo a lui moto più congeniale. Osservo anche che la gran parte dei blog e dei social leggibili (gli altri sono inqualificabili chat) sono tutti orientati decisamente a sinistra, non esiste altra dimensione culturale, non esistono altre storie, non devono sopravvivere altre valutazioni intellettuali.
Quindi io NON DEVO ESISTERE. Per favore non fate la faccia indignata e non pensate neppure per un momento che il problema sia solo da attribuire alla mia incapacità di comunicare o reggere qualsivoglia confronto. Il problema attiene invece a una dittatura del pensiero e della comunicazione asfissiante ed è attualmente insolubile perchè abbiamo linguaggi terminologicamente e concettualmente distanti anni luce; si chiama divario generazionale acuito da non conoscenze storiche sociali e culturali che, permettetemi di dirlo, spesso sono solo vostre. Vostre perchè non leggete, leggete poco o solo un certo tipo di letteratura. Monocorde, ideologicamente dittatoriale e aliena da qualsiasi tipo di dubbio. Da anni ho provato a dire la mia altrove, da anni vengo messo da parte, isolato e guardato con sospetto.
Credo di poterlo dire con pacatezza: io non appartengo a questo vostro mondo di tutti uguali e tutti in coro. Anche nelle ultime ore ho girato per il web alla ricerca di una voce critica sul mondo e sulle cronache di questi tempi. Niente da fare. Far scappare la maggior parte dei lettori da questo blog è semplice, basta dire sinceramente la propria verità... Esattamente ciò che farò adesso.
Non mi piace per nulla Papa Bergoglio e non mi è mai piaciuta la millenaria intromissione politica della Chiesa nelle faccende italiane ed europee. Basterebbe sfogliare un libro di storia, dalla Donazione di Costantino in poi, passando dal periodo Avignonese e transitando attraverso i papi del 500- 600 laidi guerrieri cinici...Politici in senso stretto. Ma che serve dirlo al popolo dei blog? Serve solo a farsi insultare sia dai clericali incalliti che dai marxisti ecumenisti bergogliani odierni. Bergoglio comunque sta preparando con lucido cinismo un nuovo scisma dopo 5 secoli da quello protestante, non difende i cristiani e non controbatte teologicamente l'Islam che possiede principi molto diversi. Bergoglio sta distruggendo il cristianesimo tra gli applausi della gran parte della rete a me conosciuta.
Non mi piace questa pseudo sinistra che da dieci anni domina sulle nostre vite. Pseudo non perché si sia evoluta o adeguata a tempi socialmente diversi ma perché ha misconosciuto il portato storico del socialismo teso alla difesa dei lavoratori, al loro sviluppo economico e intellettuale, perché appoggia ideologie terribili verso le donne e il popolo italiano che afferma di difendere mentre in realtà fa da volano a un imperialismo capitalistico più duro che mai. Come si può considerare Renzi un uomo di sinistra, la Boldrini un difensore delle donne, Asia Argento dal pugno chiuso una forte intellettuale o combattente di sinistra? Nessuno di tali personaggi possiede un grammo della serietà di Nilde Iotti o di Pertini!! La sinistra che fa opposizione anche in rete sui blog è un fenomeno di una tale mediocrità e volgarità da non meritare nulla, nemmeno queste mie righe. Intanto fa proseliti sulle vostre pagine e nei vostri salotti " culturali".
La questione clandestini sul territorio nazionale è gestita in modo vergognoso, direi senza senso ne umano ne politico; la clandestinità è un reato ovunque e i confini nazionali esistono ovunque perché le nazioni esistono su tutto il pianeta qualunque sia il loro regime politico. In nessun luogo al mondo l’arrivo in massa di esseri umani con abitudini e culture diverse ha prodotto SOLO effetti positivi, la storia ce lo dice a chiare lettere e ci dice anche che solo un’integrazione pulita con il vecchio tessuto sociale in cui ti presenti può essere accettata. Il contrario produce devastazioni terribili. Non si è mai visto che una civiltà debba sparire autoconsegnandosi ad un’altra che la invade con arroganza. I termini della questione sono ben diversi, i valori dell’Europa millenaria non sono inferiori a quelli delle foreste o dei deserti africani, non si capisce il senso di chi afferma il contrario. Inoltre l'azione delle ONG è palesemente una versione moderna delle navi negriere fine XVIII secolo e non capisco secondo quale criterio si possa favorire una immigrazione incontrollata in un paese che ha enormi problemi economici, sociali ed etici. Una follia ipocrita e letale spacciata per solidarietà umana, la stessa con cui riempire di nuovi schiavi le bidonville e le baraccopoli del nostro territorio, campi di concentramento per schiavi sotto l'occhio indifferente delle Prefetture! Lo schiavismo dei caporali, la lotta tra poveri e il loro sfruttamento deriva direttamente dalla politica immigrazionistica dei governi precedenti a questo. Non c'è nessuna integrazione perché la gran parte di uomini che arriva qui non ha alcun interesse a conoscere e accettare e rispettare l'Italia come è stata e come è. Che maledetto senso può avere gente di colore che manifesta per l'ANPI? Cosa diavolo può saperne un ragazzo di vent'anni nigeriano sbarcato ieri in Italia della guerra civile del 43-45, del Fascismo, del corporativismo, di Matteotti, di Gentile, di Badoglio, dei Savoia. In realtà non ne sapete nulla nemmeno voi! Il dramma è questo: chiunque scrive senza sapere le enormi corbellerie che scrive e tutti vi applaudite tra voi. Bene bravi bis e guai a dire qualcosa di diverso. Stronzo supponente...Fascista!
Ritengo l’Islam un cancro mortale. l'Islam è in rotta di collisione con tutto quello che in mille anni ha prodotto la civiltà europea occidentale. Da qualsiasi punto di vista lo si consideri un intellettuale soprattutto se di sinistra, soprattutto se di sesso femminile dovrebbe combatterlo come la peste. Musica, pittura, scrittura, equiparazione dei sessi, sessualità, rapporti sociali...Mi fermo per non vomitare! l'Islam non si integra vi integra volenti o nolenti! Ma voi continuate pure a volteggiare sul vostro cadavere intellettuale. Considero La signora Boldrini una iattura nazionale, é incredibile che una tale mediocre e ignorantissima figura sia diventata la terza carica di uno stato! Inconcepibile. Mattarella non mi rappresenta, non mi piace e lo considero una figura mediocre e senza spessore, mi spiace solo che sia un mio concittadino allo stesso modo in cui mi vergogno che Orlando possa essere sindaco della capitale della Sicilia. Un palermitano ridicolo, senza spessore, legato solo all'apparire in tendenza, l'uomo che osò infangare l'attività di Falcone poco prima che egli morisse nell'attentato mafioso di Capaci. Solo per questo il signor Orlando col copricapo arabo in testa farebbe meglio a dimettersi e provare semmai ad aprire una friggitoria nel centro storico e dedicarsi al pane e panelle, pane ca' meusa e quarume. Ci facissi chiu' figura. Saviano mi ha deluso, è un intellettuale senza dignità propria, una mente a pagamento di una ben specifica corte. Peccato, un vero peccato, dai tempi di Gomorra l'acqua passata sotto i ponti non gli ha dato lustro lo ha solo appiattito in una serie di polemiche e insulti che gettano su di lui una luce malevola. Cortigiano come tutti del resto!
La magistratura è quasi del tutto rossa quindi non è seria e non è nemmeno un riferimento di legalità.
La giustizia e l'amministrazione di essa non può avere colore politico, un magistrato non ha tessera di partito, se la manifesta si dimetta! La magistratura non può permettersi di appiattirsi su un gioco politico e ideologico che non le compete profittando tra l'altro della sostanziale impunità dei suoi componenti. Intoccabili! Ma fallibili!!! Così diventano solo poveri comuni stronzi, come tutti.
Ritengo gran parte dell’elettorato leghista una massa di razzisti verso i meridionali ed io sono meridionale. La base leghista, il suo zoccolo duro è assolutamente convinto di poter fare a meno del sud non riconoscendo ad esso nessun valore culturale, sociale ed etico. Il motivo è molto semplice ignoranza storica totale e paura di un confronto serio dal quale uscirebbe sconfitto.
Non considero L’Italia una Nazione e gli italiani un vero popolo, non lo sono mai stati e questa unità tanto strombazzata è meno che virtuale. È solo un falso storico gigantesco, una agiografia inventata di sana pianta per fare da vassallo a una storia italiana che pochi conoscono e che fa comodo tener celato. Ritengo la gran parte dei blogger incrociati in questi 10 anni totalmente digiuni di Storia, solo così si capiscono le corbellerie che scrivono sulle loro pagine. La UE è uno schifo vergognoso e una dittatura sempre più stringente sul collo di ciascuno di noi. Essa non è nemmeno lontana parente del sogno europeo ideale degli anni 50- 60 col contributo intellettuale dell'Italia; questa Europa di Bruxelles è un mostro alieno avulso dagli interessi e le necessità del popolo ma strumento potente di élites estranee a qualsivoglia nostra necessità. Però questa ameba soffocante viene esaltata e spacciata per l'unica nostra salvezza con un martellamento continuo.
Odio le chat spacciate per commenti ma l’ambiente virtuale fuori di metafora sta diventando solo questo: un cinguettio continuo poggiato come condimento su qualsiasi argomento proposto. Gossip, tentativi di seduzione velata, oppure insulti sprezzanti, the e pasticcini o arsenico e vecchi merletti. Così io non ho alcuna speranza di poter risiedere serenamente e proficuamente in rete. Ho pubblicato ugualmente per narcisismo e liberazione intellettuale... L'ho fatto finora scioccamente cercando un modo diverso che mi somigliasse, non ci sono riuscito e pubblicare non è comunque il termine esatto poichè ormai non pubblico più nulla o per meglio dire io me la canto e me la suono, il foglio che hai in mano ne è la prova. Date certe premesse certi risultati sono scontati. Non sopporto i consuntivi: esaminare come e quanto io mi sono consumato non mi piace, però i consuntivi occhieggiano ugualmente ai lati della mia strada, sono io che faccio finta di non vederli.
Verrà un tempo diverso e i social così come li abbiamo conosciuti spariranno per sempre, non ho idea di quello che li sostituirà, non so nemmeno se essi resteranno come totem di un'epoca interlocutoria speciale. So perfettamente che l'idea che ci ha mosso, i desideri e le fantasie che nutrivamo da qualche parte hanno trovato rifugio, può darsi che un giorno ci sentiremo chiamare e capiremo.
martedì 10 febbraio 2026
IL CERCHIO CHIUSO -
Però in certe mattine silenziose e assenti come questa, quando apro il mio blog mi sento pulito; non devo dire a nessuno da dove vengo e dove mi dirigo. Quello che ho scritto mi sta davanti ed io lo guardo con grande serenità. Svaniscono le discussioni, le incomprensioni, gli asti, resto io solo e pulito, senza alcuna altra specificazione. Enzo, così com’è… Quando tutto finì ci vollero molti mesi di silenzio colmo e severo: l’idea antica sempre tenuta a bada, mai lasciata libera di riprodursi, cominciò a fare capolino. Non ottenne il risultato che avrebbe cambiato la sua vita trent’anni prima: la senescenza intellettuale ha decorso e prognosi diverse da quella corporale. Il tempo si era preso tutto il comodo per fare e disfare: il panorama finale era beffardamente identico a quello iniziale. Ho sempre odiato l’immutabile, mi uccide pensare che comunque ogni cosa abbia già un destino perfettamente stabilito; forse per questo quell’idea antica l’ho sempre trattata come un paria del mio repertorio mentale. Le cose che ho scritto in quarant’anni sono il tentativo di dare cittadinanza all’imprevedibile, spazio al nuovo e al rivissuto con piacere. Ma quando tutto finì io, non so come, ero rimasto vivo a contemplare il paesaggio della mia vita, senza avere stavolta alcuna scusante e alcun intermediario, era così, semplicemente così, una serie di gesti e emozioni intrecciati alle mie stagioni; avrei potuto invertirne i passi, camuffarne i tratti, sobillare gli assassini prezzolati delle altre vite. Avrei potuto ma il cielo era troppo chiaro ed io troppo serio. Ho qui il mio cerchio chiuso: lo decifrate chiaramente? Mi sono portato appresso la mia gentilezza antica, i miei disegni con le mani e tutte le parole che, senza di me, avrebbero avuto un’altra voce e un altro destino. Vi ho odiato con tutte le mie forze perchè segretamente vi ho amato più della mia stessa vita: adesso che finalmente tutto è finito posso stringervi la mano uno per uno. L’idea antica prevedeva questo ed io non lo avevo capito.
domenica 8 febbraio 2026
IL GRANDE MAGO
Vorrei
regalarvi qualcosa
che
non avesse parentela
alcuna
con
l’affetto
che
fosse nemica giurata
della
stima e della tranquillità.
Baciarvi
i seni e
prendervi
ovunque
mi assalisse la febbre
di
farlo.
Non
ditemi che tutto ciò non era
previsto,
non
ditemi che volevate di più.
Vorrei
spezzare le vostre braccia
che
mi legano come
liane
di selva
e
blandiscono il mio cuore con
sorrisi
senza fondo.
Lasciate
che io mi sieda in mezzo
ai
vostri occhi
e
vi dica dove il grande mago
nasconde
il
segreto che tende le nostre vite
le
une sulle altre.
Quando
saremo lì
potrà
essere forse lo sgomento
di
noi stessi
ad
impedirci di contare tutti i modi
per
parlare d’amore.
venerdì 6 febbraio 2026
L'ABISSO -
Ho esagerato, lo faccio spesso ma dentro quella vertigine che mi prende si nasconde l’abisso: da qualche giorno cammino costeggiando un luogo strano e pericoloso, credo di averlo sfiorato altre volte in questi ultimi anni ma adesso ho deciso di visitarlo con morbosa attenzione. Mi fa paura ma mi intriga ancora di più. Sono certo che mi appartiene così come mi appartiene il senso di vuoto cosmico che aleggia sulla mia testa da sempre. In questo redde rationem ci sono molte componenti, il blog con le sue vite in vetrina non ha meno peso dei miei pensieri in solitudine. E’ una sinfonia di voci finalmente indistinta e paritaria. E’ il suono che per un attimo breve si è fatto possedere dalla mia mente dopo avermi attraversato per anni. E’ la mia fine ed il mio inizio ciclico. Siamo finiti tutti e facciamo finta di niente: alcuni di noi continuano a rassettare il proprio universo, io tra loro, a cullare con gli occhi il segno del proprio peso sull’esistenza. Ma è tempo perso perchè ci aspetta il tempo nuovo, le nuove stagioni della nostra maturità assoluta che prenderà il posto di questa finta giovinezza disordinata e ci inchioderà al sapore perfetto di quello che siamo stati. Ho finalmente guardato dal ciglio del mio territorio ed ho scoperto che è senza confini e che è mio solo per uno scherzo ludico: è nostro! Di tutti e di nessuno. I totem del nostro pensiero politico, sociale, culturale, i piccoli grandi segni delle nostre consuetudini giornaliere, i nostri amatissimi tic e le parole, infine, le nostre note personali e inconfondibili….confuse anch’esse. Nell’abisso che si è aperto davanti ai miei occhi bisogna avere il coraggio di guardare. E’ rotolato tutto lì e si sta riciclando nel segno di uno sguardo segreto che prima o poi ci verrà regalato una tantum: faremo finta di non riconoscerlo, è necessario per continuare a vivere, per raccontare e raccontarci le medesime vecchie e dolcissime storie davanti al mare e alla terra …saremo sotto lo stesso cielo in attesa di segni nuovi e nuovi ricordi. Il marasma grezzo e spinoso di questi anni negati alla verità e dedicato invece alle bugie fanta commerciali di spread, ideologie, insulti e strategie mondiali, crollerà su se stesso. Si rivelerà per ciò che veramente è: una fantastica e ridicola presa in giro. Saremo già morti o risuscitati, non importa, saremo davanti all’abisso che ci governa da sempre e con esso finalmente ci confronteremo. Saranno l’amore, la poesia, l’aria e l’acqua di cui siamo fatti a sostenerci davanti al tribunale dei nostri giorni perenni, e sarà bellissimo e giusto riconoscerci nel segno antico e profondo della nostra vera essenza. Continuerò a scrivere, non faccio nessuna fatica: incredibilmente sono tornato ai miei anni giovanili, quelli del flusso inarrestabile e sfrontato, continuerò a scrivere anche riscrivendo, continuerò a scrivere rileggendo poichè la lettura è scrittura, continuerò a fare ciò che voglio come voglio e quando voglio. Nessuno di noi ha limiti, dovremmo una volta per tutte accettare la fantasia e i voli di tutti, solo i nostri pregiudizi hanno creato questo insopportabile mondo virtuale più scemo e bigotto di quello reale. Incredibilmente stiamo mettendo malamente in pratica l’antico motto latino – Est modus in rebus- con modi prefabbricati e taroccati che delle cose non sanno nulla. La moderazione è lo specchio della nostra assoluta mancanza di cultura e della inciviltà spacciata con spocchia per libertà d’espressione. Nell’abisso che sto guardando sotto di me ci sono anche tutti questi inaccettabili orpelli di cui la blogosfera è piena, la riedizione stucchevole di un mondo falso e pettegolo pieno di invidie e senza un briciolo di vera gioia. Io quando leggo certi blog mi illumino e godo non provo altro che piacere, non penso subito dopo a inficiarne l’armonia, penso invece a seguirne le tracce. Mi capita di tanto in tanto di ricevere delle delusioni ma adesso ho imparato finalmente a sorvolare: apro le ali e guardo le cose, anche le mie, da una prospettiva diversa. E tutto diventa più chiaro e più giusto: la libertà va propagata, amata e protetta, quella intellettuale dello scrivere ne è la grande madre. Chi scrive su un blog, di qualsiasi argomento scriva e con qualunque attitudine lo faccia deve innanzitutto diffondere libertà, questa è la mia fede. Scrivo di essa, mi appartiene. L’etere ci comprende tutti, anche quando di noi non resterà più nemmeno un brandello di post smozzicato.
mercoledì 4 febbraio 2026
DUE LETTERE SPECIALI
A SE il Principe Tomasi di Lampedusa, presso “Il Gattopardo”
Scrivo a te per primo perchè sei stato il primo e un inizio è sempre indelebile. Stavi sul secondo ripiano della libreria, un po’ nascosto, probabilmente invisibile per lo sfarzo e il “volume” degli altri vicini. Ricordo bene la copertina verde con le incisione dorate dei “canti” di D’Annunzio e le edizioni in carta patinata dei classici di Leopardi, Pirandello, Svevo… fu scorrendo le dita sui loro dorsi sporgenti che ti vidi la prima volta. Un amore non nasce mai per caso, ci vuole l’atmosfera di un giorno d’estate silenzioso e raccolto, la visita a casa del Barone Pottino la sera precedente e l’aver ascoltato, con finta indifferenza, i discorsi che fluivano tra un caffè e un gelato alla mandorla; serve il talamo su cui consumare un rapporto che preme alla porta della tua vita mentale. Ti ho letto che ero troppo giovane e tu ti approfittasti di me. Celando il tuo vasto orizzonte dentro un’edizione economica della Feltrinelli, con quel disegno raffazzonato del Gattopardo sulla copertina mi ingannasti ed io annegai in una lettura sensuale e totale. Fosti il primo libro che carezzai lungamente e portai con me, nascostamente, nei luoghi che normalmente frequentavo, in una tasca o nel borsello. Mi facevi compagnia ed era una sensazione sconosciuta fino ad allora: pagine come un interlocutore, come un’amante da ritrovare e scoprire ogni volta. Mi accompagnasti nel mondo della lettura adulta, quella fatta di continui addii e ritrovamenti, di certezze eterne nascoste dentro l’animo. Una grande lezione di sintassi non solo letteraria; la sensazione del “capolavoro” l’ebbi subito senza riuscire però ad esprimerla in alcun modo. E fu probabilmente questo stimolo continuo ed inespresso a farmi fornicare con caparbietà fra le pieghe della tua pelle di carta; ti ho amato dal primo momento, ti ho desiderato sempre, non ho ancora finito di leggerti. Temo che la conclusione della lettura possa in qualche strano modo coincidere con “quell’altra” conclusione che nell’ottavo capitolo si erge sublime e definitiva come solo un grande amore può fare. Ti abbraccio fino al nostro prossimo incontro.
To Mister Stephen King, co “Hearts in Atlantis”
D’accordo lo ammetto: ti ho snobbato per lungo tempo, inutile ritornare sull’argomento in modo polemico. Delle storie “horror” e di quelle a metà strada fra il soprannaturale e il metafisico con effetti speciali ne ho fatto sempre volentieri a meno. Mi hai fregato, e c’è un motivo profondo. Sei una meretrice, anzi una puttana e mi hai fottuto; e ti dirò che sono contento che tu lo abbia fatto. Ho trascorso tutta la mia maturità a sfuggire dalla mia inquieta giovinezza, e tu lo sapevi. Non dico che mi nascondessi, solo non sapevo dove metterti e questo era un problema serio, sono troppo ingombrante anche per me stesso e tu hai aspettato. Quando finalmente ti ho riaperto la porta mi è mancato il fiato. Sai cosa sei stato? Userò le parole di un grandissimo scrittore italiano baby, quelle che non si possono tradurre perché la musica cambierebbe baby. Sei stato “l’amore che strappa i capelli dal viso” (F.DeAndrè), l’adrenalina tornata a scorrere. Lo sapevi maledetto e hai messo su il disco che conosciamo entrambi, a hard rain’s a gonna fall e appresso a quello si sono aperte le gabbie della memoria e niente era cambiato…nemmeno la rabbia e il sangue, l’amore, l’orgasmo e la timidezza. Io sono tornato là dentro con quegli anni a cantarmi una musica mai dimenticata. Ti ho snobbato, lo ripeto e tu mi hai sbattuto in faccia che “in fondo sono solo informazioni” e che “se mi fossi comportato bene avrei avuto anche il dolce”. Dammi pace baby, ho posato la testa sul tuo grembo e non ho più voglia di andare da nessuna parte, lascia che la musica prosegua oltre e lascia aperte le pagine. Le sfoglieremo ancora perché “Alle volte un po’ di magia sopravvive”, osservò lui.
“Non saprei metterla diversamente. Io credo che siamo venuti perché sentiamo ancora alcune delle voci giuste. Tu le senti? Le voci?”
“Qualche volta”, ammise lei quasi malvolentieri. “ Qualche volta sì” –
lunedì 2 febbraio 2026
SOLO ALTROVE -
Sono venuto a salutare la mia città, la mia personale sensazione di vita tra il giardino inglese, via XX settembre, villa Trabia e la casa del nonno in via Domenico Costantino. Temo sia l’ultima volta così, i luoghi mi lasciano ed io cerco di precederli, regalo una lunghissima carezza sul selciato di queste strade. Non ho nessuno a cui raccontare lo strazio silenzioso di questi distacchi. Vedo allontanarsi anche i viaggiatori perché le persone prima o poi svaniscono ed io scrivo appunti di viaggio per non dimenticare, io come molti altri qua dentro o altrove, miniature di anime che sorgono al mattino fuori da una stanza, da una vita, da un desiderio quando il viaggio è appena iniziato e la mia città solleva lento il suo sipario. Siamo soli, incerti guardiamo nei fondi del caffè frammenti di discorsi interrotti ma il conto non torna mai…Anche adesso mentre annoto l’ennesima sconfitta mentre percorro il lungomare e il primo sole sfiora palazzo Lampedusa e la luce mi colora le gambe. Il mare da un lato la città dall’altro, è presto per nutrire dubbi ma io sono andato troppo lontano per avere il desiderio di tornare. Sei sola adesso tu? Nutro un ricordo feroce di te e non ti deve dispiacere, ci sono soli che nascono e muoiono senza memoria, soli che annegano in un vuoto temporale dove non c’è nemmeno una pagina, nemmeno un rigo. Io sono solo e tu forse dormi, tu non sei mai appartenuta a nessuna città ti mancano le parole per dire addio, tra un po’ non apparterrai a nessuna vita a niente che sia stato scritto. Voglio salvarti da questa inedia esistenziale. Forse mi sto innamorando e non lo volevo scrivere. Forse ti amo, sicuramente ti ho amato e questo largo silenzio dell’anima che ti culla stamattina è la prova che nemmeno la consuetudine dell’amore ci fa appartenere. Svolto verso la città, cammino lungo la sua storia e sono trasparente, invisibile a coloro che adesso ci abitano; nessuno di essi conosce la mia storia, nessuno ha sentito il giardino dietro il grande cancello, gli stucchi candidi dentro l’oratorio, l’inferriata piena di arabeschi del palazzo dimenticato dall’oggi e rivolto ad un passato inutile sempre più lontano. Qui di me non resterà nulla e la palma incisa nella tenue tappezzeria azzurra del cielo mi incoraggia a chiudere il cerchio. Della vita o del pensiero non ha più importanza, com’è possibile che io adesso sia sereno?
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