mercoledì 26 novembre 2025

NON E' VERO -

Non è vero che mi faccio capire e, allo stesso modo, ciò che scrivo non mi rappresenta quanto io vorrei. Il blog è comunque il confine più vicino ai territori del mio spirito, da lì in poi devi inventarti pioniere. Tutta la mia vita, quella che conta, l’ho trascorsa in un confronto impietoso tra i miei sogni, i miei impulsi e il mondo che m’era toccato di vivere; dopo i 16 anni sono saltato su così tanti campi minati che oggi dovrei essere solo uno storpio, un povero corpo mutilato da ferite non più ricomponibili. 
La libertà, la democrazia, l’amore e la rappresentanza, la società e perfino la storia, tutto questo enorme e composito fardello di idee non sono mai entrate dentro di me in modo naturale e piano: ogni anelito è stato sempre filtrato dalla cultura della mia generazione e dalla musica che ne era la più diretta emanazione. E ciò non l’ho mai compiutamente digerito! Non c’è un concetto più avversato da quelli che nel ’68 avevano 16-18 anni di quello di un tutor, dello stronzo di turno che ti dice cosa e come. E non c’è stata una generazione che, invece, ne avrebbe avuto più bisogno, seduta al limitare fra mondi completamente diversi, divisi da spaccature micidiali, lontani per sempre su tutto. Io non amavo, bevevo letteralmente i testi e il suono delle chitarre dei gruppi rock che stavano “devastando” il panorama musicale di quegli anni: lì c’era ciò che volevo o credevo di volere o, meglio, ciò che qualcuno mi aveva fatto credere io volessi. Altri tutor insomma ma più subdoli perché immensamente amati. 
Questa è la storia della mia vita: guardare la luna indicata dal dito…e prendere sempre una sberla come se fossi ugualmente un’idiota. Pare che non sia possibile vivere, pensare, amare senza l’ausilio indispensabile di una qualche droga, di un aiuto sintetico che ti apra la mente su orizzonti nuovi e validi. Pare che non sia attuabile alcun valido intervento sulla realtà umana e sociale senza scannare qualcuno o sacrificarlo sull’altare di interessi più alti e nobili. Annuivamo nel ’70, continuiamo a farlo oggi. Io sono un uomo sfinito dalla schizofrenia di un’esistenza accompagnata da gente che artisticamente amavo e politicamente e ideologicamente invece non digerivo. So perfettamente che non ricucirò lo scollamento, non certo in questa vita e il senso d’impotenza mi sta uccidendo lentamente e poi sono solo, giustamente e lucidamente solo. C’è una luce particolare oggi sullo Ionio, un filtro di perla per ammorbidire gli spigoli dei miei umori confusi. Anche ora la musica di uno degli artisti che ho amato di più mi porterà fuori dalle secche di questa sera infinita, sarà il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile. De Andrè ha già iniziato a raccontare del chimico che conosceva la legge che permetteva agli elementi di convivere senza scoppiare e ancora una volta chinerò la testa per ringraziarlo d’avermi fatto guardare oltre.

giovedì 20 novembre 2025

LYRICAE -

Ungaretti a quattordici anni, quasi di nascosto chissà poi perchè. Ma dirlo ai ragazzi del pallone non era proprio il caso, io avevo una grande biblioteca a casa loro no e in più ero siciliano, dir loro di Ungaretti sarebbe stata l'occasione per alimentare un rancore subdolo che io non avrei saputo gestire. Negli anni a venire ci furono poi Pessoa, Emily Dickinson, Garcia Lorca, Neruda; attorno ai sedici diciassette anni causa innamoramento e società spuntarono Wystan Auden e Edgard Lee Master (complice un De Andrè favoloso). Non ha nessuna importanza dire qui di tutti gli altri ma ci sono stati e ci sono, forti e immanenti, la poesia mi ha trasfigurato l'anima e ancora oggi se leggo Montale o Sylvia Plath vado in luoghi di cui non ho mai scritto. Vorrei farlo, vorrei tanto che fosse questa la mia ultima fatica, il mio cerchio chiuso. Scrivere di poesie, riproporle e raccontare i loro autori perchè dicendo di loro finalmente parlerei di me in modo nuovo e più adeguato alla mia essenza. Vedete? Omologazione è qui, terminata e placida, per certi versi lontana e definita. Qui dovrei avere la forza di pubblicare i prossimi dieci anni di rete ma a modo mio. E' un compito immane

sabato 15 novembre 2025

LIQUIDA -

Piove ininterrottamente da ieri. Col viso poggiato sui vetri della finestra disegno fiati e gocciole che pian piano scivolano giù. Non ho stagioni preferite in assoluto, piuttosto mi piace il loro alternarsi, il loro correre e trascorrere le une nelle altre. Come la mia vita e le vostre che sento frusciare dietro i separè degli indirizzi informatici. No, non è tristezza, sono solo acquattato sul battito del mio cuore. Più tardi mi innamorerò di un’altra donna fingendo di non riconoscerla poiché è sempre la stessa. Le dirò: " Sono qui, dai un senso alle cose che vedo, fa uscire la musica dai miei simulacri incantati ad immaginarti. Amami per nulla, per tutto, adesso così senza rendez vous, amami perché hai capito…o fingi con un sorriso che io sia ancora il ragazzo dai capelli rossi e gli occhi chiari che avresti potuto amare". Attendo una risposta da una vita ma mi giungono solo frasi a metà, difficili da interpretare, più adatte a un malinconico ripiego che ad una scintillante avventura. Piove, meravigliosamente piove, l'acqua detta un ritmo diverso al mio tempo, lascia dentro di me pozze piene di riflessi tremolanti: vi sbircio dentro e l'uomo che sono ritorna bambino con dei contorni imprecisi e molti sogni ancora da afferrare. Prima del grande secco dell'anima.

domenica 9 novembre 2025

Un bellissimo novembre

Arriverà tra poco nuovamente da queste parti un bellissimo novembre: sembrerà nuovo e pieno di promesse. La sensualità della terra e del mare, la luce di sbieco dei pomeriggi lasciati a cullarsi in attesa di possibili percorsi erotici, si sommerà alla inevitabile bugia degli anni. I belli e le belle nascosti nell'ovale di una fotografia riusciranno a rendere la ragione di una vita trascorsa a inseguire un sogno?

martedì 4 novembre 2025

UNA SERA DI NOVEMBRE -

Quella sera del 1972, in quel novembre pieno di freddo e di smog, io feci la mia scelta, il fatto segnò per me la vera fine di un’epoca e di un sogno, mi diede il senso reale della sconfitta e della necessità di superarla, mi fece crescere e invecchiare…non fu granchè positivo ma fu. Una parte di me non voleva credere alla realtà di un ragazzo che non riusciva a stare con eleganza dentro certi schemi, e si affannava a dire e a scrivere in modo non supino e scontato. Di tutto questo non basta averne il sentore, non è bastato mai; è necessario che passi abbastanza tempo per definirti sciocco e inevitabilmente invecchiato, un’accoppiata comune e terribile. Il mio intervento in assemblea fu breve e feroce, cadde in un silenzio via via più teso e ostile: anche gli occhi di Ornella si conformarono al clima presente in aula. E, man mano che i minuti scorrevano io ero sempre più lontano da quell’esperienza e da quella città. Da lì in poi i giorni se ne andarono in fretta come un trasloco non più procrastinabile. Ridiscendere la penisola con un obiettivo diverso da quello del turista di lungo corso fu la nuova affascinante avventura che mi si parava davanti: un nuovo mondo e altre possibilità esistenziali, soprattutto l’occasione di non ripetere gli errori già fatti e non ripercorrere sentieri senza sbocco. Un’altra grande illusione con cui nutrire la mente: vi sono dentro tuttora. Non esistono vere novità oltre il limite temporale dell’adolescenza, esistono soltanto versioni rivedute e corrette di affermazioni sbilenche che non riescono più a trovare un senso e lo cercano convulsamente…sino allo sfinimento. Il sud e i suoi magici cieli erano già dentro di me, lo erano dalla mia infanzia, ho continuato in fondo la ricerca che mi competeva e l’ho fatto in un’isola. Il mare ha cullato i miei sogni di ragazzo, li ha fatti crescere e mi ha insegnato a guardarli con feroce tenerezza. L’uomo che scrive stasera a margine di un ennesimo nuovo anno non è così diverso dal bambino che uscì secoli fa da una scuola milanese, ha soltanto meno illusioni. Un’altra cosa importante ho imparato ritornando alle mie autentiche radici: ho imparato a guardare il mio tempo da prospettive diverse e a sentire il mio spirito come una persona vera. E’ qui che ho compreso cosa significhi la relatività delle cose. Ad essa ho demandato, purificandoli, i miei atteggiamenti meno seri. La politica, le ideologie, le passioni, le vittorie e le sconfitte, tutto quell’insieme di cose con cui pretendiamo di riempire i nostri giorni, prima allineate in ordine sparso sistemate poi sugli scaffali di una misura diversa e più antica, cambiano colore e importanza. Dovreste vederle mentre mentre pian piano scoloriscono fuori dalle feste di una nobiltà accessoria e vengono ridimensionate davanti al tribunale di un’aristocrazia che è culturale e mentale assieme. Il sud che vivo io è questo signori: quello che viene disprezzato e annichilito ogni giorno per un partito preso che guarda ad altri più miseri obiettivi. In questo sud si scrive e si pensa ad un mondo e ad un’Italia diversa, quella che avendo perso l’ultima occasione svanirà del tutto durante le celebrazioni del suo 150 mo anniversario. Ma il sud, la mia terra è ancora libertà perché guarda il mare e il mare è spazio, apertura e immaginazione: oltre un certo limite finisce il binario delle conversazioni precostruite ed inizia il tempo di una conoscenza diversa che usa gli schemi ma non si fa usare da essi. Mi viene facile e scontato dire che non sono stato compreso, è quasi ridicolo, ma questo mezzo di comunicazione, lo ripeto, si sta autodistruggendo per un fatto semplicissimo, lasciate che sia un siciliano a dirlo, per mancanza di cultura tout court, per aver preferito la semplice e veloce strada delle ricette prefabbricate e delle minchiate ad uso e consumo delle ideologie ( del sesso o della politica non ha importanza) delle piccole mediocri beghe tra blogger al confronto vero tra teste ed esperienze. Sinceramente mi pare incredibile che debba essere un siciliano del secolo scorso, cresciuto a educazione, misura e giacca e cravatta a ridicolizzare l’incredibile e volgare “galateo da rete” che di fatto si è impossessato della maggior parte di noi.