martedì 28 ottobre 2025

ADDIO SARA

Sara il nulla ci assedia
Intimorisce i contorni del ricordo
Contesta il silenzio che solo potrebbe
conservarci.
Ma volte l’assoluto ha un peso
scrissi.
E tu eri già lì
da sempre assieme all’inspiegabile
malinconia cui il vivere così
ci condanna.
Sull’orlo di un diverso destino
era il segno di uno sguardo
che adesso qui si assiepa assieme
alle parole indistinte.
Cercarti non giova.
Sorprendermi restituisce il giusto peso
alle stelle e ai pensieri ogni giorno più
distanti.

mercoledì 22 ottobre 2025

UN VIZIO ANTICO -

Non mi consolo, non ne ho voglia, anzi non ho voglie, non quelle comunemente definite come tali. Ho sogni, sogni bellissimi e vasti come il mare, talmente perfetti da lasciarti sbigottito. In fondo vivo di sorprese: stare sul web è una di queste, constatarne i limiti un’altra, rendersi conto che la volgarità è da ogni parte intorno a noi, e che ogni giorno, inevitabilmente, soffochiamo nell’imbecillità diventa infine l’inevitabile conclusione. Io faccio parte di questa comune sconfitta, che la dichiari in buon italiano e serenamente non ne cambia i connotati, mi rende solo più ridicolo. Capisco ora veramente i termini di un “certo” problema, adesso gli insulti e le critiche mi suonano comprensibili; raccontano il disagio di chi non vuole arrendersi all’esercizio di una superficialità di comodo e pretende una comprensione che si rifiuta di concedere agli altri. Battere queste righe è un vizio antico da cui non so liberarmi. Lo farò per te qui perchè l’armonia risponde a se stessa in un silenzio perfetto. La querula dimensione del commento e del rimando ad esso perpetua un rituale che rende risibile anche un’intuizione corretta, soltanto uno spirito elevato può arrischiarsi a tentarlo: nascere è umano, perseverare è diabolico. Pare che io lo sia diventato ma l’eternità esiste e non è poi così sicuro che essa sia una liberazione o un fatto positivo; spesso appare ai miei occhi come un ripetersi ironico dei medesimi atteggiamenti mentali. E’ a quel punto che bisogna fare un ultimo sforzo e morire: morire ogni giorno alla consuetudine per rinascere alla novità della verità vera. Comunicare un emozione o l’idea di essa fa parte dello stesso concetto, diventa così facile comprendere come chiunque può appropriarsi di queste righe, fagocitarle e farle anche proprie se vuole. L’orgoglio e la tasca eventualmente ne soffriranno, la mente e l’anima da cui son nate non subiranno alcun danno per questo anzi ne godranno per una sorta di narcisistica partenogenesi. I cieli blu cobalto sono eterni dentro di me: ne ho scritto sperando che almeno parte della loro musica giungesse a voi.

venerdì 17 ottobre 2025

IL DITO E LA LUNA -

Mi guardava di sottecchi, curiosa 
- Che fai con quel quaderno? - Scrivo al mio amico mamma - Ah…perché non gli parli? 
- Perché mi distraggo…si distrae - Sciocchezze (ma non ne era convinta), parlagli invece di passare ore intere chino su quel foglio. Parlagli Enzo, guardalo negli occhi mentre lo fai, vedi come muove le labbra...guardalo mentre vive, non restare chiuso dentro le parole che scrivi. Parlagli. 
Era Milano ed era il 1962 . Chiusi il quaderno ma ero convinto che scrivendo mi avrebbe capito e ascoltato, viceversa tutto sarebbe passato via in poco tempo. Avevo due desideri a dieci anni abbracciare il mondo e raccontarlo agli altri, le altre vennero subito dopo. Desideri che col tempo acquistarono il contorno di utopie da inseguire per una vita o abbandonare ad un più prosaico destino. Il desiderio occhieggia ancora di tanto in tanto fra le trame di una vita "trascorsa in un confronto impietoso tra l’utopia, gli impulsi e questo mondo che mi è toccato in sorte. La libertà, l’arte, la democrazia e la rappresentanza, la Storia e persino l’amore, tutto questo immenso e composito fardello di idee mi hanno da sempre attraversato in modo rivoluzionario, filtrato dalla cultura della mia maledetta generazione in bilico tra presente e passato. Autocit". Questo era invece Palermo 1992. 
Capire e farsi capire, scrivere infine credendo di comunicare meglio, aspettandosi un segnale dagli altri mondi: una linea diretta senza intermediari, senza tutor, avendone sulle spalle secoli, con ragioni piane e intuitive, fautrici di nuovi passaggi attraverso il confine dei nostri personali recinti. Non parlai a quel bambino allora, gli scrissi ma conosceva poco l’italiano, meno di me. Non credo lesse il foglio che gli passai sotto il banco. Non è vero che mi faccio capire ma la scrittura ovunque io l’abbia posata rappresenta ancora il luogo più vicino ai territori del mio spirito. Ma non basta, non basterà mai almeno per me: tra l'intuizione scritta nella mia mente e la sua apparenza sul foglio c'è chi legge! Tra il mio mondo e il suo messaggio esterno c'è il vostro. Non collimano mai. Gli equivoci legati a indole, culture ed esperienze diverse sono muraglie insuperabili. Ho creduto per un breve e felicissimo tempo che l'espressione scritta in rete fosse comunicazione in tempo reale, liberazione e dono. Tutto si è schiantato sulla moderazione dei commenti! 
Questa notte il vecchio sogno sembra ancora vivo, risuona come in quelle ore sulla punta del faro trascorse a lanciare il cuore oltre l'orizzonte. "C’è una splendida notte oggi sullo Ionio, un filtro di perla ad ammorbidire gli spigoli di un’esistenza: c’è la musica di De Andrè, sarà quella a portarmi fuori dalle secche di una notte infinita, sarà il pioniere, il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile .Autoocit" 
Questa era Siracusa 2012. Autocitazioni, dubbi, speranze, vittorie e sconfitte... Scrittura. Adesso non c'è più tempo. Resta la lettura.

sabato 11 ottobre 2025

CANTI BAROCCHI -

La grande villa era già sparita da più di ventanni. Le bombe made in USA avevano artigliato anche la zona residenziale di viale della Libertà ma gli inquilini se ne erano andati da molto tempo. La contessa Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangieri di Cutò non avrebbe potuto vivere con la dignità che le competeva in quella Palermo del primo novecento dopo essere stata abbandonata dal marito Giuseppe per una giovane e procace ballerina; lui era fuggito a Sanremo ma la contessa era rimasta a illanguidire tra i ricordi e le angustie di una società in cui lo sfacelo iniziato con l'unità d'Italia e la fine dei Borboni rendeva sempre più lontana la luce che era stata dei Gattopardi di un tempo. 
Aveva più volte confidato alla sorella Beatrice che per lei gli spazi vitali diventavano sempre più angusti e che non intendeva crescere i tre figli in quella condizione. Beatrice le ricordava che per gente come loro (era la madre dello scrittore Tomasi principe di Lampedusa) la città, per quanto degradata, restava pur sempre l'unico luogo in cui abitare...a meno che non ci fosse l'alternativa anche economica di migrare in altri luoghi dell'Europa che contava. I tre figli erano una cerchia protettiva, un patrimonio, l'unico, che esulava da tutto il resto. Lucio era il minore, timido e introverso coltivava già da allora molti interessi letterari e musicali: le sue pagelle al liceo Garibaldi parlavano chiaro, i voti altissimi (molto rari a quei tempi) in greco e latino erano testimonianza di un intelletto avido di conoscenza e lucido nella sua capacità espressiva. Ma era il carattere a limitarne gli effetti e forse anche una certa sudditanza psicologica verso la madre, sudditanza terminata solo con la morte di lei. L'ambiente sociale della nobiltà palermitana di quegli anni era ridotto come numero ma elevato nei suoi interessi, Il circolo Bellini possedeva un tenore culturale di grande spessore e l'adolescente Lucio vi era già conosciuto come "il musicista filosofo". Il circolo aveva tra i suoi frequentatori anche Tomasi che spesso si divertiva a prendere in giro il cugino che certamente era un pedantissimo e ricercatissimo compositore e il Tomasi amava schernirlo con la frase " mio cugino compone una biscroma al giorno". In Sicilia l'elitarismo si pasce dell'apparente mediocrità umana circostante, ma è un'illusione fascinosa, la letteratura dei siciliani è sempre stata europea perchè "europee" e vaste sono sempre state le loro biblioteche. Ma niente potrà mai spiegare la cifra esistenziale della famiglia Piccolo che agli inizi degli anni 30 decise di "sparire" dal mondo cittadino e esiliarsi nella villa di campagna di Capo D'Orlando. Lucio a quell'epoca aveva 31 anni. Se esiste uno stereotipo sulla Sicilia quello gattopardesco è senza dubbio il più "nobile" e ricercato, è anche il più sciocco e inadeguato; la Sicilia colta e profonda è sempre vissuta lontano dai salotti e dalle ricercatezze formali. Tomasi, cugino di Lucio, ebbe una gran fama postuma per il romanzo che incastonava in un diadema perfetto la vita e l'amore, la storia e la politica, il fisico e il metafisico, una gloria inutile per l'autore e giunta in ritardo. Molte delle pagine del Gattopardo, furono riviste e completate a Villa Piccolo, si vociferò a lungo di alcuni asprezze tra i due cugini nate da contese letterarie. Il romanzo di Lampedusa nasceva al sole infuocato e assorto di un meridione antico, la poetica di Lucio Piccolo invece viveva nella penombra di una sera incipiente o di un'alba sospesa. Lucio è ancora un poeta clandestino, le sue opere viaggiano tra le mani di pochi, la sua scrittura è lontana anni luce dalle frodi editoriali e commerciali. Che importa? Gli anni dell'adolescenza e della gioventù a immergersi nel grande fiume della cultura e letteratura europea, un istinto precoce e onnivoro verso l'espressione letteraria. Poi il silenzio...la natura come unica interlocutrice e il grande abbraccio della solitudine. Ancora una volta mi rendo conto di quanto io sia inappropriato a svolgere recensioni letterarie in senso stretto, quanto sia incapace a sovrapporre la mia voce a quella di un altro: 
«I giorni della luce fragile, i giorni / che restarono presi ad uno scrollo / fresco di rami… / oh non li ri­chiamare, non li muovere, / anche il soffio più timido è violenza / che li frastorna… ». 
“La casa era quieta, il resto del mondo lontanissimo. Fu così che mi resi conto come per villa Piccolo passasse un meridiano come a Greenwich il meridiano della solitudine “. Ebbe a scrivere qualcuno sul mondo della villa. 
" Se noi siamo figure di specchio che un soffio conduce senza spessore né suono pure il mondo dintorno non è fermo ma scorrente parete dipinta, ingannevole gioco, equivoco d’ombre e barbagli, di forme che chiamano e negano un senso – simile all’interno schermo, al turbinio che ci prende se gli occhi chiudiamo, perenne vorticare in frantumi veloci, riflessi, barlumi di vita o di sogno – e noi trascorriamo inerti spoglie d’attimo in attimo, di flutto in flutto senza che ci fermi il giorno che sale o la luce che squadra le cose". Da Gioco a nascondere. 
Infine andare a Villa Piccolo, da soli e senza altri interlocutori che non la propria coscienza e sensibilità, andarvi e rileggere «Così prendi il cammino del monte: quando non / sia giornata che tiri tramontana ai naviganti, / ma dall’opposta banda dove i monti s’oscurano in gola / e sono venendo il tempo le pasque di granato e d’argento…». Da Plumelia. 
Poichè il Sud sta stretto dentro i normali abiti letterari e la cifra interpretativa può nascere solo dalla comprensione intima della sua terra.

lunedì 6 ottobre 2025

MIMMO PENSO CHE UN SOGNO COSI' -

La personalità sociale e civile del sindaco di Riace ha almeno due aspetti contrapposti: il primo è quello dell'idealista convinto, colui che con un volo d'ali passa oltre le pastoie, le leggi, le competenze tipiche della legislazione italiana e dà voce alla umana solidarietà contro tutto e tutti. Il secondo è quello che vien fuori da un anno di intercettazioni di polizia e guardia di Finanza. Un uomo interessato al commercio e ai soldi, disposto a qualsiasi illegalità amministrativa pur di raggiungere il suo scopo, permettere cioè con maggiore facilità l'ingresso e lo stabilirsi di clandestini sul suolo italiano. Anche i termini e il vocabolario usato nelle intercettazioni, le sue valutazioni su donne uomini e situazioni appare totalmente diverso dall'aulica lettera consegnata alla stampa dopo la sua messa in stato di accusa. Mimmo Lucano sindaco del comune calabrese di Riace di questa specie di Repubblica italiana ad interim ha compiuto vari reati e fino a prova contraria l'immigrazione in uno stato in condizioni di clandestinità è un reato. Lo è ovunque e da sempre. Non vedo cosa vi sia da controbattere a meno che non si voglia affrontare il problema da quell'ottica che per anni ha permesso capovolgendo leggi, logica e valori, di raggiungere la attuale situazione: quasi Ottocentomila clandestini sul territorio nazionale, quasi tutti anonimi e senza mezzi di sostentamento. In un contesto di questo tipo Lucano evidentemente può salire sugli altari come novello Messia in un paese di pagani, peccato che sia capitato in un momento storico che soffia in direzione contraria alla sua ideologia altrimenti il suo esempio di "sindaco a modo mio" avrebbe fatto proseliti e il nostro paese, il sud in particolare, sarebbe diventato ancora più simile a certi territori mediorientali o subtropicali cui già somiglia in modo preoccupante. 
Quando il reato viene compiuto da chi è preposto al rispetto delle leggi esso è ancora più grave, vale per Lucano come per i carabinieri che hanno finito a botte Cucchi dopo il suo arresto. Vale per tutti e non può certo essere una lettera-proclama pubblicata dalla stampa amica o da una blogger sorella in ideologia a capovolgere il diritto. Il post che vi invito a leggere è un capolavoro di retorica concettuale e sintattica; la sintassi è copiata pari pari dalle centinaia di testi apparsi in questi mesi su stampa, social e affini ""Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio"  Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia" "Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste" E' evidente che si tratti di una scrittura posticcia, un modo più elegante e letterario di trascrivere slogan radical chic sperando di farli diventare patrimonio comune di chiunque legga perchè questa lettera non è una difesa ma un manifesto elettorale in perfetto stile solidale marxista stilato col principio che la miglior difesa è l'attacco. Lucano non nega le sue responsabilità da pubblico ufficiale, le esalta, ne fa criterio ammirabile chiede l'applauso e l'abbraccio... siamo tutti più buoni e in lacrime dopo averlo ascoltato. "Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione. La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio." 
C'è persino il richiamo al buon De Gregori e alla musica cantautorale italiana di gran livello che da 60 anni in qua in Italia è sempre stata a sinistra o a sinistra della sinistra. La musica eleva (la canzone di De Gregori è veramente bella) placa, accomuna. La musica anche lei si prostituisce a concetti che non le sono propri in questo caso ma tantè... Poi la lettera si avvia alla conclusione tra bagliori di luce eterna che tagliano la scena donandole quel tanto di epico che mancava, al suo interno sulla scena si erge lui, l'eroe che non vuole essere chiamato tale, l'uomo che cade in piedi perchè alla fine bandiera rossa trionferà "Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie" 
Sono sincero questa lettera sembra il post di uno dei tanti blogger che oggi si sono accomodati in una tendenza che non è solo sociale e storica ( anche se di storia costoro nulla sanno) ma anche letteraria tra virgolette, con una terminologia, un ritmo e una concettualità che rende questo testo la fotocopia di molti altri ovunque in rete. Io dico le cose che penso e come le penso: non è vero che la sintassi non conti, conta molto e se sai scrivere idee sbagliate nel modo giusto entrano meglio e non hanno quel sapore di deja vu insopportabile che aleggia nel testo di Mimmo Lucano. La lettera fa pena. Nell’articolo comparso sulla stampa vi sono poi due foto: una risale al periodo prebellico (anni 20 -30) l'altra ai primi anni 60 quelli del miracolo economico (la stazione centrale di Milano la conosco a memoria). Le foto mi danno lo spunto per confutare una menzogna colossale che viene da tempo propugnata da tutti coloro che la pensano come Lucano. La bugia è che questi migranti siano la riedizione etnica delle migrazioni primo novecento degli italiani. NON E' VERO! I nostri migranti erano tutti in possesso di una identità precisa nero su bianco; partivano per continenti enormi e in gran parte vuoti (vedi Argentina) in cui il lavoro era a portato di mano e esteso a qualsiasi categoria (anche se molti diventarono braccianti e contadini). In molti casi prima di essere ammessi ai nuovi stati ospitanti furono lasciati in quarantena per lunghi periodi (Ellis Island a New York per es.) e mai si videro invasioni incontrollate e senza alcun senso nè storico nè civico - organizzativo come quelle di questi ultimi 10 anni. I nostri emigranti lavoravano!!! Produssero ricchezza nei paesi di arrivo, soffrirono ma si integrarono anche ai massimi livelli, non furono tutte rose e fiori, io non dimentico la questione della mafia italo americana et similia ma equiparare le ondate migratorie di mediorientali e africani, la palese strategia affaristica che c'è alla base delle ONG (simile in tutto e per tutto alle navi negriere del XVIII secolo) è da sciagurati o peggio. Le migrazioni degli italiani furono una cosa, anche nei primi anni 50-60, quelle di oggi tutt'altra. Dobbiamo finirla di raccontare frottole ad uso e consumo di elitari utopisti dalla lingua melensa ma furba. Lucano dice cose che hanno un senso contrario a quello che lui ha fatto. Imparate a ragionare, studiate prima di commentare, non cercate sempre l'alibi del fascismo per scrivere sciocchezze in quantità industriale. Non fate di nani giganti dai piedi di argilla.

mercoledì 1 ottobre 2025

DAS KAPITAL E L'ORTOGRAFIA -

All’età di 18 anni non avevo alcun dubbio: era il Capitale di Marx la vera strada e la vera novità in campo economico e sociale. Tra i due estremi liberalismo e marxismo avevo chiaramente scelto il secondo; a quell’età non ci sono mai mezze misure e anche ora è lo stesso. Tutto il territorio intermedio era territorio di conquista, inutile e vuoto, un terreno vastissimo e deserto da mettere a frutto con un’opera ferma di convincimento e, se necessario, di un buon numero di bastonate. Semplice, lineare, doloroso sempre. Ma noi eravamo eroi, vittime che si ribellavano a tutto e a tutti: non c’era tempo per analisi approfondite (soprattutto se potevano evidenziare qualche pecca o crepa nei nostri convincimenti). Quindi erano i soldi, l’economia a far girare il mondo, l’uomo era mosso esclusivamente dal denaro anche quando era convinto di possedere altri stimoli. Il vecchio professore di italiano e storia tentava di raccontarci di re e dinastie, guerre e confini superati o interrotti: io al massimo ma in segreto potevo pensare a qualche figura femminile alla Elena di Troia per intenderci. In realtà la mia generazione era certa che si trattasse solo di palesi menzogne: si combatteva e si moriva per denaro o per le sue fonti. Anche gli ideali più alti e ampi si reggevano su quel presupposto, se volevi cambiare il mondo, se volevi liberare l’uomo dovevi agire sulle leve economiche delle società. Non avevo nessun motivo reale per pensarla diversamente ma avevo un grosso difetto, leggevo Dostoevskij “Io sono un sognatore, e ho vissuto talmente poco la vita reale che non posso ripetere nei sogni dei momenti come questi. Voi sarete nei miei sogni, per tutta la notte, tutta la settimana, tutto l’anno” Dostoevskij - Le notti bianche) ...e lì il denaro contava meno! A ventanni la mia fede marxista aveva subito un duro colpo proprio nell’ambiente che frequentavo: c’entrava una ragazza (c’entrano sempre) e la sua vagina ideologicamente avanzata; da quella ero poi passato ad una revisione critica delle posizioni politiche del movimento. Insomma non ero più un fervente e cieco compagno ma quella prima idea sul Capitale di Marx era ancora profondamente valida per me: i soldi c’entrano sempre… le donne pure. E’ impossibile spiegare seriamente dove va a spiaggiarsi la mente e la fede di un uomo come me, ci sono troppe rotte e nessuna di esse domina le altre per un tempo sufficientemente lungo. Probabilmente una parte di colpa l’aveva avuta Dylan “Una poesia è una persona nuda.” perché io con la poesia non ho scherzato mai, ma c’erano pesanti responsabilità anche nella cultura in senso lato: già allora credevo alla mancanza di veri confini per la mente e il sapere. Nelle assemblee di allora come nei blog di oggi ho sempre pensato che tutti i campi dello scibile umano siano degni e importanti, dalla teologia alla fisica, dalla matematica alla giurisprudenza, dalla storia alla sociologia ma al fondo di tutto restiamo esseri umani, schifosissimi e bellissimi esseri umani. Non scriviamo solo perché ci piace o ci conviene, non lottiamo solo perché ci ha convinto qualcuno/a, non agiamo sempre e comunque secondo l’assioma stampato nel 1867, ci hanno ingannato anche in quel caso, c’è dell’altro. C’è la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore e il senso di vuoto davanti ad una ragazza nuda e fremente, le cose che ci tengono in vita sono queste. Più nascoste, apparentemente più banali e scontate, ma che lavorano continuamente su un piano che non troveremo mai né su un testo di Bentham né su uno di Engels. Sono trascorsi tanti anni e l’unica cosa che riesco a organizzare nella mia mente è la rivincita della poesia umana sul falso lirismo dei conti e delle cifre; questa dicotomia esiste è innegabile quanto l’opera di lavaggio mentale effettuata sui nostri convincimenti. Ci sarà sempre un mercato più esteso del nostro mercatino rionale che detterà i prezzi e le scelte economiche al nostro posto: mandarlo a quel paese è un atto politico o di poesia? Pretendere di organizzare la nostra convivenza secondo i dettati contrari all’attuale macelleria sociale è gesto politico oppure etico? Fregarsene delle necessità dei mercati globali e tornare alle nostre dimensioni vere è la vera rivoluzione: se una cosa ho imparato in quegli anni lontani e su quei libroni ammuffiti è che non c’è nulla che si muove se non spinto dall’idea che non siamo fatti solo di numeri e etichette ma impastati da un’ortografia artigianale e “sconveniente”. L’unica con cui possiamo scrivere.